I Premi 2019

PREMIO MIGLIOR ALBUM
Raffaello Simeoni, Orfeo incantastorie 
(Finisterre)

«Ogni giorno cerco una luce, un’ombra e intreccio queste mie mani erranti prendendo dal mondo colori e melodie, li accosto fra loro, mescolo e compongo le tinte che si trasformano in storie, suoni e canti, ma anche rocce, alberi e animali fantastici»: così Raffaello Simeoni racconta il suo Orfeo incantastorie, un viaggio dalla Sabina al mondo che costruisce e attraversa ponti con altre tradizioni musicali, dal folk laziale alla world music. Simeoni, novello Orfeo con lo sguardo rivolto tanto al passato quanto al futuro, ci conduce con la sua voce e i suoi strumenti in un mondo popolare nuovo, abitato da creature e storie meravigliose.

PREMIO GIOVANI
Duo Bottasso + Simone Sims Longo, Biserta e altre storie (Visage)

Tutto è cominciato con un organetto diatonico e un violino, e con musiche da ballo delle valli occitane. Da allora, i fratelli Bottasso sono diventati grandi: hanno studiato, suonato con musicisti di tutto il mondo, imparato tradizioni nuove, esteso in profondità il suono dei loro strumenti con l’elettronica. Fino ad approdare a Biserta, insieme al sound designer Simone Sims Longo. Se è questa la musica folk di domani, non vediamo l’ora che sia domani.

PREMIO ALLA CARRIERA
Tre Martelli

La ricerca sul campo e la riproposta, il folk progressivo e il jazz, le parole dei poeti e le voci della “tradizione”, i palchi internazionali della world music e le sagre paesane… Festeggiati i quarant’anni di storia, gli alessandrini Tre Martelli – anche attraverso l’associazione Tratabirata – continuano a portare in giro la musica del loro Piemonte con coerenza e stile. Senza cadere nella nostalgia, ma restituendone l’anima più viva; senza chiudersi nel passato, ma passando il testimone alla nuova generazione: una festa mobile, fluida, che nel raccontare un Piemonte che non c’è più, sa ancora parlare all’Italia di oggi.

PREMIO REALTÀ CULTURALE
Finisterre – Erasmo Treglia

La musica popolare è una questione di radici. Le radici, però, sono spesso mobili: affondano nell’acqua o nell’aria, volano, galleggiano e fioriscono in direzioni nuove e inattese. Lo sa bene Erasmo Treglia, che con la sua Finisterre ha a lungo indagato i repertori del nomadismo, in Italia e in Europa. Dischi, festival, seminari, rassegne, da Ambrogio Sparagna agli Acquaragia Drom, da BandAdriatica a Mimmo Epifani e Mario Incudine, fino alle nuove generazioni con i Dahlia: Finisterre negli anni ha raccontato e insegnato i suoni di un universo musicale “altro”, al confine delle terre conosciute. Perché è solo dalla fine del mondo – recita la sua mission – che «riusciamo a vedere il mondo conosciuto, e a scoprire i suoni di quello che verrà».